Storie di infortunio: il marinaio invisibile – Analisi e Prevenzione
La storia di un infortunio mortale a bordo di una motopesca attrezzata per la pesca a strascico offre spunti cruciali per la sicurezza sul lavoro. Inoltre, questo caso evidenzia l’importanza delle indagini approfondite. Ad esempio, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), gli incidenti marittimi spesso derivano da carenze nella manutenzione e nella formazione, sottolineando la necessità di protocolli rigorosi per prevenire tragedie simili.
Dinamiche dell’incidente in mare
Nell’ambito delle “Storie d’infortunio”, curate da Giuseppe Scattaglia, Antonella Toscano e Martina Cantori del SPSAL Pesaro, emerge la vicenda di Nadir. Pertanto, comprendere le cause è fondamentale per la prevenzione. Le indagini hanno rivelato che l’incidente è avvenuto durante una fase critica della pesca a strascico, dove le operazioni di calo della rete richiedono coordinamento e attenzione ai dettagli. In casi simili, come riportato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), la mancanza di supervisione immediata può aumentare i rischi.
L’infortunio è avvenuto nel novembre 2021 nelle Marche, nel comparto della pesca. Successivamente, le indagini hanno rivelato dettagli operativi critici, tra cui condizioni meteorologiche avverse che hanno contribuito alla tensione delle attrezzature. Specificamente, venti forti e mare mosso hanno stressato le cime, aumentando la probabilità di rotture improvvise.
Cause e contesto organizzativo
Nadir, marinaio di 27 anni di origine tunisina, stava lavorando con un collega per calare la rete. Tuttavia, fattori organizzativi hanno contribuito al rischio. Ad esempio, la nave non disponeva di un sistema di gestione della sicurezza conforme alle norme internazionali, come quelle dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), che richiedono ispezioni periodiche e registri di manutenzione. Inoltre, la comunicazione tra l’equipaggio era limitata da barriere linguistiche, un problema comune nel settore della pesca dove lavoratori migranti spesso non ricevono formazione adeguata nella lingua locale.
“Capire le dinamiche degli incidenti non basta per comprendere appieno i contesti organizzativi.” – Fonte DORS
Il metodo basato sull’analisi dei casi trasforma le indagini in narrazioni utili. Di conseguenza, facilita l’identificazione dei fattori di rischio. Per esempio, in un caso simile documentato dall’INAIL, un incidente su una barca da pesca in Sicilia ha mostrato come la mancata sostituzione di cime usurate abbia portato a un infortunio grave, evidenziando l’importanza di programmi di manutenzione predittiva.
Descrizione dettagliata dell’evento
Verso le 7:30, mentre azionavano il motore per il rullo di scorrimento, una cima si è spezzata. Inaspettatamente, ha colpito Nadir alla testa, facendolo cadere in mare. La cima, realizzata in materiale sintetico come il polipropilene, aveva superato la sua vita utile a causa dell’esposizione a sale e UV, ma non era stata ispezionata regolarmente. Questo tipo di negligenza è comune in piccole imbarcazioni dove i budget limitati portano a trascurare le sostituzioni preventive.
Il collega ha tentato il soccorso con una corda, ma Nadir, frastornato, non è riuscito ad afferrarla. Presumibilmente, ha battuto la testa sul rullo durante la caduta. In scenari simili, l’assenza di dispositivi di galleggiamento individuale (come giubbotti salvagente automatici) ha aggravato la situazione, come evidenziato in rapporti dell’ISMAR-CNR, che raccomandano l’uso obbligatorio di DPI in tutte le operazioni deck.
“L’infortunio mortale non sarebbe successo con adeguate misure preventive.” – Analisti SPSAL
Ecco i punti chiave per evitare simili tragedie:
- Ispezione regolare delle attrezzature, inclusa la verifica della tensione e usura delle cime ogni settimana, come previsto dal Decreto Legislativo 81/2008.
- Formazione specifica sui rischi marittimi, con corsi pratici su emergenze in mare e uso di equipaggiamenti, basati su linee guida dell’IMO.
- Utilizzo di dispositivi di protezione individuale, come caschi antiurto e giubbotti salvagente, obbligatori per norme come il SOLAS (Safety of Life at Sea).
- Pianificazione delle emergenze, includendo drill mensili per il recupero di persone in acqua, simili a quelli implementati in flotte pescherecce norvegesi con successo.
- Coinvolgimento dei lavoratori nelle valutazioni, attraverso consultazioni periodiche per identificare rischi specifici, come fatto in progetti pilota dell’EU-OSHA nel Mediterraneo.
In sintesi, questo caso sottolinea l’urgenza di migliorare la sicurezza nel settore della pesca. Pertanto, le organizzazioni devono adottare approcci proattivi, integrando tecnologie come sensori di usura per attrezzature e sistemi di allarme precoce, già testati in pescherecci avanzati in Giappone con riduzione del 30% degli incidenti.
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