L’impatto del telelavoro sulla salute: perché ci sono differenze di genere?
Un documento dell’Agenzia europea EU-OSHA esplora la dimensione di genere del telelavoro e le implicazioni per la salute e sicurezza sul lavoro. Inoltre, si concentra sul doppio carico di lavoro delle donne e sulle conseguenze sulla salute.
Dimensione di genere nel telelavoro e SSL
Come evidenziato nel documento “Exploring the gender dimension of telework: implications for occupational safety and health”, pubblicato dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), è necessario considerare ed esplorare la dimensione di genere riguardo all’impatto del telelavoro sulla salute e sicurezza lavorativa.
Infatti, l’indagine “Flash Eurobarometer – OSH Pulse”, commissionata dall’Agenzia EU-OSHA, ha fornito utili informazioni per analizzare la dimensione di genere del telelavoro e della SSL dopo gli anni della pandemia da COVID-19. Successivamente, l’indagine, che ha riguardato i dipendenti che hanno lavorato per la maggior parte del tempo da casa, ha messo a confronto l’esposizione a fattori di rischio psicosociali e a problemi di salute tra telelavoratori e impiegati, mostrando un evidente divario di genere.
Differenze nell’esposizione ai rischi
Perché ci sono differenze significative nell’esposizione ai rischi psicosociali e fisici in base al genere? I dati presentati nelle tabelle mostrano differenze significative nell’esposizione ai rischi psicosociali e fisici, secondo genere e modalità di lavoro (telelavoro vs ufficio), in relazione a:
- Intensificazione del lavoro
- Orari prolungati
- Essere “sempre attivi” (always on)
Il documento prova a spiegare la maggiore esposizione delle donne telelavoratrici ai rischi psicosociali e fisici riscontrati nell’indagine. Si sottolinea che una delle principali preoccupazioni in materia di SSL, riguardo al telelavoro, è il rischio di intensificazione del lavoro, di orari prolungati e il fatto di essere spesso “sempre attivi”.
Se il fatto che i telelavoratori avessero maggiori probabilità di lavorare più ore e con orari più irregolari era risaputo, i dati dell’indagine OSH Pulse dell’EU-OSHA suggeriscono che esiste anche un divario di genere in termini di qualità dell’orario di lavoro tra i telelavoratori.
Impatto sulla salute e benessere
Uno studio del 2022 conferma l’impatto della qualità dell’orario di lavoro sulla salute e sul benessere e trova evidenza del fatto che tale impatto è maggiore per le donne. Ad esempio, è più probabile che l’orario prolungato causi gravi problemi di salute alle donne che agli uomini.
Dopo aver riportato i risultati di altri studi, il documento sottolinea che uno dei motivi delle differenze di genere identificate si spiegano con il fatto che generalmente le donne continuano a sostenere la maggior parte del “lavoro di cura” e questo comporta una “povertà di tempo” delle donne e un maggiore conflitto tra lavoro e vita privata.
Infatti, durante la pandemia molti studi hanno mostrato che le disuguaglianze di genere nella distribuzione del lavoro di cura tra le coppie, a doppio reddito con figli, sono state esacerbate dai lockdown, dalla chiusura delle scuole e dal massiccio spostamento del lavoro a casa, con conseguenti livelli più elevati di conflitto tra lavoro e vita privata.
Gli studi dimostrano che il doppio carico di lavoro delle donne ha conseguenze sulla salute. Questo può contribuire a spiegare il divario tra i sessi in termini di mal di testa, affaticamento degli occhi e disturbi muscoloscheletrici individuato nell’indagine.
Uno studio del 2021 ha mostrato che le donne che hanno lavorato da casa durante la pandemia hanno sperimentato una maggiore frequenza di disturbi muscoloscheletrici. Spesso queste differenze sono legate alla distribuzione ineguale del lavoro domestico tra donne e uomini, poiché il lavoro domestico è una fonte di lavoro fisico e di carico mentale.
Autonomia e cultura lavorativa
La ricerca ha indicato anche la presenza di forti legami tra l’organizzazione dell’orario di lavoro e la salute dei lavoratori. In particolare, l’autonomia dei lavoratori rispetto all’orario di lavoro è associata a risultati positivi per la salute.
Alcuni studi hanno rilevato che livelli più elevati di autonomia sono associati a livelli più bassi di stress e affaticamento, a minori sintomi depressivi e a un minor rischio di gravi DMS e disturbi mentali (Albrecht et al., 2017; Vahtera et al., 2010; Takahashi et al., 2012).
Tuttavia, si parla anche del “paradosso dell’autonomia” per le professioni altamente competitive e impegnative, in cui l’uso delle varie tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) può portare i lavoratori con livelli più elevati di autonomia ad essere “sempre attivi”, con un rischio maggiore di stress ed esaurimento. Inoltre, lavorare da casa può essere impegnativo perché implica la necessità di rivedere i confini fisici e temporali tra lavoro e vita privata.
Infine, anche la cultura lavorativa prevalente in un’organizzazione o in un’azienda è fondamentale per comprendere l’impatto del telelavoro e per spiegare le differenze di genere in termini di benessere e salute. Alcune aziende possono avere una cultura marcatamente orientata alle alte prestazioni e al “lavoratore ideale”, che dà priorità al lavoro sopra ogni altra cosa, rimanendo sempre disponibile. Al contrario, ci sono aziende che sono più favorevoli all’autonomia dei lavoratori e all’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Alcuni studi pongono l’accento sulla necessità di aiutare le aziende ad adottare un approccio equo e sensibile alle differenze di genere per quanto riguarda l’equilibrio tra lavoro e vita privata negli accordi connessi al lavoro ibrido. In conclusione, si rimanda alla lettura integrale del documento che si sofferma su vari altri aspetti, come la necessità di nuove ricerche per rilevare le disuguaglianze di genere nei rischi psicosociali connessi al telelavoro e alle possibili iniziative utili a prevenire e affrontare lo stress e la salute mentale dei lavoratori.
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