Storie di infortunio: In vino veritas – Analisi e Prevenzione
La tragica storia di Luca, un giovane enotecnico di 26 anni, ci ricorda l’importanza della sicurezza sul lavoro. Avvenuta nel settembre 1989 nelle Marche, all’interno di una cantina vinicola, questa vicenda sottolinea come la mancata adozione di misure di sicurezza possa portare a conseguenze irreparabili. Luca, con una passione per il vino che lo aveva portato a specializzarsi in enologia, rappresenta un caso emblematico di come l’inesperienza e la sottovalutazione dei rischi possano trasformare un momento di routine in una tragedia.
Come è avvenuto l’incidente
Luca stava controllando i mosti in fermentazione in grandi vasche di vinificazione. A causa del basso livello del liquido, si è introdotto con la testa e le braccia all’interno della vasca, rimanendo soffocato dall’anidride carbonica prodotta dal mosto. Questo gas, inodore e incolore, è un sottoprodotto naturale della fermentazione e può accumularsi in concentrazioni letali in spazi confinati. Un altro caso simile si verificò nel 2005 in una cantina del Piemonte, dove un operaio perse la vita in circostanze analoghe, dimostrando che il rischio è ancora presente.
Le cause dell’infortunio
L’incidente è stato causato da diverse violazioni delle norme di sicurezza allora vigenti, tra cui la mancanza di aperture di accesso sufficientemente grandi e l’assenza di dispositivi di protezione individuale. Inoltre, non era stata effettuata una valutazione dei rischi specifica per le operazioni in ambienti confinati. Secondo l’INAIL, tra il 2008 e il 2018, si sono verificati oltre 200 incidenti in ambienti confinati nel settore agroalimentare, molti dei quali con esiti fatali. Questi dati evidenziano l’importanza di adottare misure preventive adeguate.
Come prevenire simili incidenti
- Assicurarsi che i recipienti siano provvisti di aperture di accesso adeguate, come previsto dalla norma UNI EN 12920, che specifica i requisiti per l’apertura di accesso alle vasche di fermentazione.
- Verificare l’assenza di gas o vapori nocivi prima dell’accesso, utilizzando strumenti di misurazione certificati come i rilevatori di gas portatili, che possono segnalare la presenza di anidride carbonica oltre i limiti di sicurezza.
- Fornire e far utilizzare DPI salvavita, tra cui autorespiratori e imbracature di sicurezza, come raccomandato dalle linee guida dell’INAIL per il lavoro in ambienti confinati.
Oggi, il DPR 177 del 2011 impone ulteriori obblighi per garantire la sicurezza in ambienti confinati o sospetti di inquinamento, tra cui la formazione specifica degli operatori e la nomina di un responsabile della sicurezza. Un esempio virtuoso è rappresentato da una cantina in Toscana che, dopo aver investito in formazione e dispositivi di sicurezza, ha ridotto a zero gli incidenti negli ultimi cinque anni.
📖 Fonte e approfondimenti: Questo articolo è basato su contenuti di settore specializzati. Per consultare la fonte originale e ulteriori dettagli tecnici, puoi visitare: l’articolo di riferimento su PuntoSicuro