Rischio chimico nei laboratori universitari: valutazione e sicurezza

Valutazione del Rischio Chimico nei Laboratori Universitari: Norme e Operatività

Un intervento legislativo chiarificatore è urgente per definire gli obblighi di prevenzione e protezione nell’ambiente universitario. Nonostante il D.Lgs. 81/2008, il DM 363/1998 rimane in vigore, risultando obsoleto rispetto alle attuali esigenze di sicurezza. Ad esempio, il DM 363/1998 non affronta adeguatamente i rischi associati a nuove sostanze chimiche come i nanomateriali o i reagenti avanzati utilizzati nella ricerca biomedica, creando lacune normative che possono compromettere la sicurezza dei lavoratori. Secondo l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro (ISPESL), l’aggiornamento normativo è fondamentale per allinearsi alle direttive europee come il REACH (Regolamento CE n. 1907/2006), che impone una gestione più rigorosa delle sostanze pericolose.

Strategie Metodologiche per la Valutazione del Rischio Chimico

Gli autori Lorenzo Vecchi, Elena Bellettini e Angelica Tamiazzo sottolineano l’importanza di approcci metodologici corretti. In particolare, la complessità del sistema universitario richiede identificazione precisa dei soggetti prevenzionistici, come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e il Medico Competente, che devono collaborare per una valutazione integrata. Un caso d’uso reale è quello dell’Università di Bologna, dove è stato implementato un sistema di mappatura dei rischi chimici per dipartimento, utilizzando software dedicati per tracciare l’uso di sostanze pericolose e formare il personale su protocolli specifici. Secondo le linee guida dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), metodologie come la matrice di rischio aiutano a priorizzare gli interventi basati sulla probabilità e gravità degli incidenti.

“Le scelte progettuali impattano tutti gli elementi costitutivi delle attività lavorative, integrando gli aspetti prevenzionistici sin dall’inizio.”

Misure e Principi Generali per la Prevenzione

Secondo il Titolo IX del Testo Unico, il datore di lavoro deve attuare misure preventive prima dell’inizio delle attività. Queste includono la valutazione preliminare e l’applicazione dell’art. 224, che richiede la sostituzione di agenti chimici pericolosi con alternative meno rischiose, ove tecnicamente possibile. Ad esempio, in un laboratorio di chimica organica, invece di usare solventi cancerogeni come il benzene, si possono impiegare solventi green come l’acqua o l’etanol, riducendo così l’esposizione. Ulteriori misure includono l’installazione di cappe aspiranti certificate EN 14175, la fornitura di dispositivi di protezione individuale (DPI) specifici come guanti resistenti ai chimici e occhiali di sicurezza, e l’adozione di protocolli di emergenza per fuoriuscite. La mancata attuazione può creare un effetto domino, portando a misure tampone inefficaci, come evidenziato in un incidente all’Università di Padova dove la mancanza di valutazione preliminare ha causato un’esposizione acuta a acidi forti, risultando in infortuni evitabili.

  • Identificazione delle sostanze e loro pericolosità, utilizzando schede di sicurezza (SDS) conformi al regolamento CLP e database come quello dell’ECHA per classificare i pericoli.
  • Progettazione ex ante con coinvolgimento dei gruppi di ricerca, ad esempio organizzando workshop con ricercatori per definire procedure operative standard (SOP) per esperimenti ad alto rischio.
  • Utilizzo di procedure ad hoc e checklist, come quelle sviluppate dall’INAIL per verificare la conformità dei locali e delle attrezzature, includendo ispezioni periodiche e registri di manutenzione.

Valutazione Preliminare e Approfondita del Rischio

La valutazione si divide in due fasi: preliminare e approfondita. La prima verifica se il rischio è basso per la sicurezza e irrilevante per la salute, ad esempio attraverso un’analisi qualitativa che considera fattori come la quantità di sostanza utilizzata, la frequenza di esposizione e le misure di controllo già in atto. In caso contrario, si procede con la seconda fase, che richiede una valutazione quantitativa. Per esempio, in un laboratorio di tossicologia, se si usano piccole quantità di composti a bassa tossicità, la valutazione preliminare può concludere che non sono necessarie ulteriori azioni, ma per sostanze come il formaldeide, classificato come cancerogeno di categoria 1B, è obbligatoria una valutazione approfondita.

“Gli algoritmi come MoVaRisCh e LaboRisCh supportano la valutazione, ma richiedono competenze specifiche e non sostituiscono le misurazioni quantitative.”

Per esempio, questi strumenti assegnano valori numerici a parametri di pericolosità ed esposizione, come nel caso di MoVaRisCh, che utilizza un punteggio da 1 a 5 per la tossicità e l’infiammabilità, ma hanno limitazioni intrinseche, come la mancata considerazione di interazioni tra sostanze o condizioni ambientali variabili. Successivamente, se necessario, si effettua la valutazione approfondita con misurazioni strumentali, seguendo norme come la UNI EN 689:2019. Questa norma descrive un procedimento articolato per la verifica della conformità con i valori limite, ad esempio utilizzando campionatori personali per monitorare l’esposizione a vapori organici in laboratori di sintesi chimica, e richiede che le misurazioni siano ripetute in condizioni rappresentative delle attività lavorative. Infine, nei laboratori universitari, la prassi operativa può coinvolgere figure interne o esterne per le campagne di misurazione, garantendo autonomia e tempistività; ad esempio, l’Università La Sapienza di Roma collabora con enti esterni certificati per campagne annuali di monitoraggio dell’aria, utilizzando tecnologie come spettrometri di massa per rilevare contaminanti a basse concentrazioni.

In conclusione, un approccio metodologico corretto non può prescindere da sistemi comunicativi adeguati, come l’uso di piattaforme digitali per la formazione continua e la segnalazione di incidenti, e una consapevolezza culturale diffusa, promossa attraverso programmi di sensibilizzazione che coinvolgono tutto il personale accademico.

📖 Fonte e approfondimenti: Questo articolo è basato su contenuti di settore specializzati. Per consultare la fonte originale e ulteriori dettagli tecnici, puoi visitare: l’articolo di riferimento su PuntoSicuro

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