Le sostanze pericolose e i differenti valori di concentrazione
Una scheda informativa dell’Inail si sofferma sulle sostanze pericolose e sui valori limite e valori di riferimento. Focus sui valori VLEP, VLB, sui valori di riferimento per la popolazione e sui livelli derivati di non/minimo effetto.
Nei tanti articoli dedicati al rischio chimico nei luoghi di lavoro, uno dei temi più difficili da trattare è quello connesso alla possibile presenza di tanti valori di concentrazione differenti nel nome, significato, e sistema di derivazione.
Proprio partendo da questa difficoltà, il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (DIMEILA) dell’Inail ha pubblicato una nuova scheda informativa dal titolo “Sostanze pericolose: valori limite e valori di riferimento”.
Il documento, scritto da M. Gherardi, D. Poli e G. Tranfo, riporta le definizioni di questi valori e si sofferma sulle metodologie appropriate di uso tenendo conto della declinazione per gli agenti chimici.
Valore limite di esposizione professionale (VLEP)
Il valore VLEP è il limite della concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico nell’aria all’interno della zona di respirazione di un lavoratore in relazione ad un determinato periodo di riferimento: 8 ore o 15 minuti.
Inoltre, può essere specificato un possibile assorbimento cutaneo o effetti di sensibilizzazione, come indicato nella notazione ‘cute’, ‘sensibilizzazione cutanea’, o ‘sensibilizzazione respiratoria’.
Questi valori, chiamati anche Occupational Exposure Limit Values (OELVs), sono adottati dall’Ue e definiti nella Direttiva agenti chimici (CAD) e nella Direttiva agenti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione (CMRD).
Tuttavia, ad oggi, la colonna “Osservazioni” dell’Allegato XLIII non riporta queste indicazioni, e nella valutazione dell’esposizione, i risultati del monitoraggio ambientale sono confrontati con i VLEP del TUSSL o, in assenza, prioritariamente con quelli adottati a livello europeo.
Valore limite biologico (VLB)
Il VLB è il limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di effetto, nell’appropriato mezzo biologico, in inglese Biological Limit Value (BLV).
Non deve essere confuso con il Biological Exposure Index dell’ACGIH statunitense (BEI®), che rappresenta un valore di concentrazione guida per la valutazione dei risultati del monitoraggio biologico, né con la sua traduzione italiana: Indicatore Biologico di Esposizione (IBE®).
Inoltre, il termine “Indicatore biologico di esposizione” viene anche utilizzato per indicare il biomarcatore e non la sua concentrazione.
I valori VLB possono riferirsi alla dose assorbita o all’effetto nell’appropriato mezzo biologico, come sangue, urina, o aria espirata.
Un primo elenco di VLB è riportato nell’Allegato XLIII-bis del Capo II, Titolo IX del TUSSL.
Valore di riferimento ambientale per la popolazione generale (VRA)
Il VRA è un riferimento utile per valutare il contributo all’esposizione imputabile all’attività lavorativa nel caso di un inquinante ubiquitario, ovvero non esclusivo dell’ambiente di lavoro.
È un valore di concentrazione di una sostanza aerodispersa, risultato di una misurazione, da non confondere con i valori guida per la qualità dell’aria a tutela della salute pubblica.
Il VRA può essere ricavato dai dati di concentrazione ambientale degli inquinanti monitorati a livello territoriale dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa).
In alternativa, o in aggiunta, può essere desunto con misurazioni ambientali all’esterno dell’azienda posizionate sulla base dell’analisi del territorio.
La scelta del VRA va valutata in funzione del tipo di azienda e di territorio.
Valore di riferimento biologico per la popolazione generale (VRB)
Il VRB è il livello di un agente chimico o di un suo metabolita misurato in una matrice biologica della popolazione generale.
Permette di verificare se esposizioni anomale siano occorse nell’ambiente di vita, e in analogia al VRA, è utile per valutare il contributo all’esposizione dovuto all’ambiente di lavoro.
Si segnala che il VRB fornisce un riferimento importante per la valutazione complessiva dell’esposizione.
Livelli derivati di non/minimo effetto (DNEL/DMEL)
Introdotti dal Regolamento REACH, i DNEL/DMEL possono coesistere diversi, distinti per lavoratori o popolazione generale, per via di esposizione (inalatoria, cutanea e ingestione), e per tipologia di effetto.
Rappresentano la conformità al Regolamento REACH e hanno scopo e metodologie di derivazione diverse rispetto ai VLEP, ma possono rappresentare un riferimento per la valutazione dell’esposizione occupazionale in loro assenza.
Per approfondimenti, il documento Inail rimanda alla consultazione della guida: “Doc.156_EN. Interim Guidance for National Labour Inspectors on how to use Occupational Exposure Limits (OELs), Derived No Effect Levels (DNELs) and Derived Minimal Effect Levels (DMELs) when assessing effective control of exposure to Chemicals in the workplace”.
La scheda Inail si sofferma anche su ulteriori aspetti correlati alla valutazione del rischio chimico.
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