Preposto non segnala prassi contrarie al DVR: rischi e obblighi

Quando il preposto non segnala ai superiori le prassi contrarie al DVR

Il divario tra procedure formali e pratiche operative concrete rappresenta un rischio significativo, come evidenziato da una recente sentenza che ha condannato due preposti per aver tollerato una prassi pericolosa vietata dal Documento di Valutazione dei Rischi. Questo fenomeno è comune in settori ad alto rischio come l’edilizia e la logistica, dove la pressione produttiva può portare a bypassare le norme di sicurezza. Ad esempio, in un cantiere, i lavoratori potrebbero utilizzare scale non a norma per risparmiare tempo, ignorando le istruzioni del DVR. La mancata segnalazione di tali comportamenti da parte del preposto può compromettere l’intero sistema di prevenzione, aumentando il rischio di incidenti gravi. Secondo l’INAIL, nel 2023, il 40% degli infortuni mortali è stato correlato a prassi non conformi, sottolineando l’urgenza di un’azione proattiva.

L’obbligo di vigilanza del datore di lavoro

Secondo la Cassazione Penale, il datore di lavoro deve vigilare per impedire prassi “contra legem” che mettono a rischio i lavoratori. Inoltre, queste prassi, anche se diffuse, non possono superare le prescrizioni legali perché di rango inferiore. L’obbligo di vigilanza si estende alla verifica quotidiana delle attività, come ispezioni a sorpresa e audit periodici. Ad esempio, in un impianto manifatturiero, il datore di lavoro dovrebbe implementare sistemi di monitoraggio come telecamere o check-list per rilevare deviazioni dalle procedure. Fonti autorevoli come l’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) ribadiscono che la vigilanza deve essere continua e documentata, con registri dettagliati degli interventi. La mancata adozione di tali misure può portare a sanzioni amministrative e penali, come multa fino a 8.000 euro per inosservanza degli obblighi di sicurezza.

“Le prassi diffuse in un’impresa non possono superare le prescrizioni legali, in quanto non hanno natura normativa” – Cassazione Penale, Sez. IV, 21 giugno 2024 n.24565

Conseguenze della mancata segnalazione

Se il preposto consente una prassi contra legem foriera di pericoli, in caso di infortunio, il datore di lavoro può essere accusato di omicidio colposo o lesioni colpose aggravate. Pertanto, l’obbligo di vigilanza deve essere assolto con un sistema di controllo effettivo e adeguato. Esempi pratici includono casi in aziende chimiche, dove la mancata segnalazione di manipolazioni errate di sostanze pericolose ha portato a esplosioni con feriti. Le conseguenze legali possono estendersi a risarcimenti civili, con danni fino a milioni di euro, e alla sospensione dell’attività aziendale. Secondo il D.Lgs. 81/08, art. 59, il preposto è tenuto a segnalare immediatamente ogni anomalia, pena la responsabilità diretta in caso di incidente. Un caso d’uso reale è quello di un’azienda metalmeccanica dove, nel 2022, un preposto non ha segnalato l’uso non autorizzato di macchinari, risultando in un infortunio con amputazione; ciò ha portato a una condanna a 2 anni di reclusione.

  • Vigilanza attiva sulle prassi operative, includendo osservazioni dirette e interviste ai lavoratori per identificare comportamenti a rischio.
  • Segnalazione tempestiva delle condizioni di pericolo, utilizzando canali dedicati come app aziendali o moduli online per garantire tracciabilità.
  • Intervento per rimuovere le prassi non conformi, ad esempio bloccando immediatamente attività pericolose e formando il personale sulle corrette procedure.

Analisi di un caso recente: sentenza n.28427/2025

La Cassazione ha confermato la condanna di due preposti per omicidio colposo dopo un infortunio mortale causato dall’uso improprio di un carrello elevatore, nonostante il DVR lo vietasse esplicitamente. In particolare, gli imputati hanno omesso di segnalare la prassi pericolosa al datore di lavoro. Il caso si è verificato in un magazzino logistico dove i lavoratori, per accelerare le operazioni, utilizzavano carrelli elevatori senza addestramento specifico, causando la caduta di un pallet e la morte di un operaio. Approfondimenti tecnici rivelano che il DVR includeva dettagli sui requisiti di formazione e manutenzione dei mezzi, ma i preposti hanno ignorato segnali evidenti come l’assenza di certificati degli operatori. La sentenza sottolinea che la negligenza è stata aggravata dalla mancanza di un sistema di reporting interno, come richiesto dalle linee guida dell’EU-OSHA (Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro).

“La mancata comunicazione al datore di lavoro della prassi pericolosa integra il reato” – Cassazione Penale, Sez. IV, 4 agosto 2025 n.28427

In sintesi, i preposti devono non solo vigilare, ma anche intervenire e segnalare tempestivamente, come previsto dall’art.19 del D.Lgs.81/08. Questo caso sottolinea l’importanza cruciale della compliance e della comunicazione nella sicurezza sul lavoro. Ulteriori esempi includono settori come l’agroalimentare, dove prassi non conformi nella manipolazione degli alimenti possono portare a contaminazioni, evidenziando la necessità di audit regolari e formazione continua. Fonti come l’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) consigliano l’adozione di protocolli di emergenza e simulazioni per rafforzare la cultura della sicurezza.

📖 Fonte e approfondimenti: Questo articolo è basato su contenuti di settore specializzati. Per consultare la fonte originale e ulteriori dettagli tecnici, puoi visitare: l’articolo di riferimento su PuntoSicuro

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